TEMA | BANDO DI RESIDENZA  2018

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confine di contatto


 

di Lori Adragna e Valeria Valenza

 

Apparso per la prima volta nel 1951 in “Teoria e pratica della Terapia della Gestalt” di Fritz Perls, il termine “confine di contatto” individua il luogo del contatto tra l’uomo e l’ambiente, quel confine in continua evoluzione e trasformazione in cui avviene la relazione io-tu nel qui e ora. 

Individuo e gruppo sociale non sono entità a sé ma parti separate di una stessa unità in reciproca interazione*. La tensione che può esistere tra esse non è espressione di un conflitto ma il necessario movimento di un campo che tende all’integrazione e alla crescita. Il confine di contatto è il luogo in cui accade l’interazione, in cui restare coi sensi aperti perché è lì che si deve cercare la vita, nell'esperienza organistica dell’entrare in- e nel ritrarsi dal- contatto. Sul confine del contatto, luogo dell’esperienza condivisa, la figura si stacca dallo sfondo, prende forma e si differenzia, sostenuta da una forza vitale che consente di destrutturare e ristrutturare la realtà in maniera assolutamente creativa e unica. Ecco che una presenza piena nel confine di contatto è la condizione fondamentale per risolvere i problemi concreti nelle relazioni umane e il fondamentale strumento di conoscenza tra organismo e ambiente.

 

Il bisogno di esperire si traduce così in adattamento creativo grazie al quale ogni essere si adatta alla realtà e nel contempo la trasforma sviluppando una capacità/abilità di stare con il nuovo, l’imprevisto, con ciò che è dinamico e cangiante sul confine di contatto. In questa ottica i confini tra l’essere umano e tutto ciò che percepisce come estraneo tendono a risultare arbitrari poiché sono frutto della volontà discriminativa del soggetto, disposto o meno ad entrare in contatto o a ritirarsi dall’altro da sé, sulla base della consapevolezza di se stesso. Il ‘confine’ riproduce quindi anche quel limite oltre il quale, percependo l’invasione del nostro Io, ci sentiamo minacciati. Più la nostra identità è debole, frammentata, dominata dall’insicurezza, dal pregiudizio e dalla paura, più sente labile e permeabile il proprio confine e per difesa si ritrae in una metaforica fortezza, edificata su stereotipi, ostilità, esclusione. I confini dunque sono geopolitici e concreti come le frontiere, i muri, i fossati, ma anche interiori, individuali e collettivi.

 

Il Sud-est siciliano, lembo più meridionale d’Europa, confine tra due continenti, da secoli terra di conquista che conserva sotto ogni passo tesori nascosti e resti di civiltà scomparse, dove specie botaniche e animali si mescolano generando forme di vita uniche, ancora oggi luogo di approdo dei più importanti flussi migratori dell’Occidente, si offre fisicamente e metafisicamente come confine di contatto, occasione, nella sua complessità e problematicità, di nuove strategie adattative, dove fondamentale diviene l’assunzione della responsabilità di ogni individuo nel creare il suo progetto di vita nel mondo.

È un’opportunità per avere uno sguardo diverso sul futuro, l’invito ad una positiva rielaborazione della traità (la relazione tra gli esseri), fiducia in un sorprendente ribaltamento della prospettiva sfondo/figura.

 

*Margherita Spagnolo Lobb, “Il now for next in psicoterapia”, Ed. Franco Angeli

 

  

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