TEMA | BANDO DI RESIDENZA  2019

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il vuoto fertile


 

di Lori Adragna e Valeria Valenza

 

Pieno e vuoto sono stati tradizionalmente associati dalla cultura occidentale ai concetti di essere e non essere. Solo più di recente con la fisica quantistica il vuoto è stato pensato come un equilibrio dinamico di particelle di materia e di antimateria in continua creazione e annichilazione.  Una circolarità ben nota alla saggezza orientale per la quale esso altro non è che il luogo in cui e da cui tutto si genera. Luogo di fertile confusione. “C’è una sola via attraverso cui possiamo contattare gli strati più profondi della nostra esistenza, ringiovanire il nostro pensiero e raggiungere l’intuizione (l’armonia del pensiero e dell’essere): Il silenzio interno” (Perls)*.

Per “vuoto  fertile” non si intende quindi il vuoto in sé, o il nulla assoluto, quanto piuttosto quel preludio necessario al nostro progredire e alla realizzazione d’ogni atto creativo e responsabile. È dunque un concetto che invita, dopo aver sperimentato il caos che sempre più ci assedia, a metterci in ascolto, facendo spazio ad una dimensione più essenziale e prolifica. Fuori dalla chiassosa babele di certi media e politici irresponsabili, amplificata poi dai social, dai toni rissosi di chi pensa di farsi ragione perché urla più forte degli altri. Una cultura superficiale e regressiva che fomenta e legittima odio e violenza, razzismo e xenofobia.

 

Il “vuoto fertile” coglie  il senso  del processo per cui tutto si trasforma: una composizione nella quale l’individuo può sperimentarsi come tessera di un mosaico biologico naturale in evoluzione. Lungi dal rappresentare il luogo della passività o dell’isolamento, lo immaginiamo come motore di un dialogo fattivo tra le parti entro cui il linguaggio del corpo e quello del discorso si trasformano in scelte di vita e azioni nuove.

 

 

*Fritz Perls, Ego, Hunger and Aggression: the Beginning of Gestalt Therapy (1947), trad. Mario Polito e Maria Clelia Fabris, L'Io, la fame, l'aggressività: l'opera di uno psicoanalista eretico che vide in anticipo i limiti fondamentali dell'opera di Freud, a cura dell'Istituto di Gestalt - H.C.C., Franco Angeli, Milano

 

 

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