l'arte è uno stato di incontro

TESTO DI HELIA HAMEDANI

febbraio 2016

 

 

Non esistono forme nella natura, allo stato selvaggio, poiché è il nostro sguardo che le crea, ritagliandole nello spessore del visibile... estetica relazionale, Nicolas Bourriaud

 

Siamo alla fine temporale della nostra ricerca anche se la memoria del territorio continuerà la sua vita nei ricordi di ognuno di noi. Come avevamo già previsto il punto di partenza doveva essere il luogo stesso che ci ospitava. Ovviamente il territorio ci ha offerto tante altre possibilità che erano fuori dalla nostra immaginazione.

Ho invitato degli artisti che nel loro percorso creativo hanno in comune una peculiare capacità di percezione di quello che ho chiamato il sovrasensibile (un sesto senso per la natura e la geografia). La casetta della tenuta è diventato uno spazio per sperimentare, convivere, diventare amici e dialogare; un’apertura verso una discussione senza limite.

Ognuno di loro ha affrontato il tema comune della ricerca con la sua impronta personale mentre è evidente una forte collaborazione professionale ed amichevole per approfondire e realizzare idee. Come se fosse una Jam session dove la partitura è il territorio e ognuno realizza la sua composizione e ritrova la sua parte. Nulla di preordinato ma con una griglia di accordi nel campo dell’immaginario.

 

 

Fabrizio Cicero, l’artista siciliano, lavora sul sottile confine tra bellezza e orrore come se fossero una sorta di metafora giocosa dei conflitti dell’uomo. Il suo dono alla residenza è un cuore scolpito con la pietra netina e inserito in una colonna della loggia come se fosse una reliquia, un tesoro antico dell’amore. politico-sociali della sua terra natale. Il suo dono alla residenza è una statua con la pietra netina, scavato in una nicchia dentro la terra come se fosse una reliquia, un tesoro antico dell’amore.

 

Arash Irandoust, l’artista iraniano, presenterà un’installazione sonora con un relitto di un barcone affondato dei migranti. L’opera intitolata FARO parla di un viaggio irrealizzato verso un paradiso sicuro e altrettanto perduto. Ciò che il marinaio cullato dalle onde cerca nella luce del faro, si dissolve in una dolce voce di ninna nanna rassicurante.

 

Germano Serafini, l’artista romano, guarda anche al cielo come un punto di riferimento. La stella polare è il punto chiave dell’uomo per orientarsi nel visibile. Si trova al centro dell’immagine e al centro del casale nel suo video. La stessa volta celeste per tutti noi, sembra “azzerare la distanza storico-temporale con le persone che sono vissute su questa terra”.

 

Mentre il contesto sociale attuale limita le possibilità interpersonali, il diario di bordo degli artisti durante l’esperienza residenziale è ricco di momenti indimenticabili che non avrebbero provato nella solitudine dei loro studi. Per chi difende l’Estetica Relazionale, e io sono una di loro, il dialogo conviviale degli artisti e il loro interscambio con il territorio ed i suoi residenti, è di per sé un’opera d’arte contemporanea. Un’esperienza impalpabile e sensibile ma trasponibile nella esperienza umana, come afferma Nicolas Bourriaud: ”L’arte è uno stato d’incontro.”

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